Festival Internazionale del Giornalismo 2026: il nostro recap

Anche quest’anno il team qiota ha partecipato al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia, arrivato alla sua ventesima edizione. Un appuntamento che continua a essere uno dei momenti più utili per fermarsi e osservare da vicino come sta cambiando il settore: modelli economici sempre più sotto pressione, piattaforme che ridefiniscono le regole della distribuzione e un’intelligenza artificiale che inizia a impattare concretamente sia sulla produzione sia sull’accesso all’informazione.

All’interno di un programma molto ricco, abbiamo scelto di concentrarci sui panel più vicini alle sfide quotidiane degli editori: il rapporto con il pubblico, i modelli di membership e il tema, sempre più centrale, della distribuzione. Ne abbiamo selezionati tre che, più di altri, offrono spunti concreti e immediatamente utili per chi lavora oggi nel publishing.

1. “Human-made, mission-driven: reinventing membership media in the age of AI-slop”

Il primo panel, dedicato alla membership, ha messo in discussione un approccio ancora molto diffuso: partire dal modello di monetizzazione senza avere davvero chiarito la propria identità editoriale. Le esperienze di Republik, Daily Maverick e CORRECTIV vanno tutte nella direzione opposta. In tutti e tre i casi, il punto di partenza non è stato “come monetizzare l’audience”, ma “a cosa serve il nostro giornalismo”. Questa differenza, che può sembrare teorica, ha in realtà un impatto molto concreto su tutte le scelte successive: dal tipo di contenuti prodotti al modo in cui viene costruita la relazione con il pubblico.

Un altro elemento emerso è il ruolo della community: non più solo come audience da convertire, ma come parte attiva del progetto editoriale. Che si tratti di governance, inchieste collaborative o dialogo diretto con la redazione, l’obiettivo è costruire una relazione reale e bidirezionale. In questa direzione si inserisce anche CORRECTIV, che con il “CrowdNewsroomcoinvolge i lettori nelle inchieste: nel progetto sulla sicurezza dei percorsi casa-scuola, ad esempio, i cittadini hanno contribuito con foto e segnalazioni poi analizzate insieme alle testate locali. In questo contesto cambia anche il concetto di “valore”: non più volumi o reach, ma impatto. Anche una storia con un’audience limitata può generare effetti concreti e rilevanti. È questo il parametro che queste realtà stanno iniziando a privilegiare.

Il panel ha toccato anche il tema della sperimentazione, spesso poco raccontato nel settore. È emerso quanto sia facile sbagliare quando si inseguono format non coerenti con il proprio DNA editoriale. Republik, ad esempio, ha condiviso il lancio del progetto “Daily quick news”, sviluppato con importanti investimenti ma rivelatosi poco allineato sia con l’identità della testata sia con le aspettative dei lettori, più interessati ad analisi approfondite e contesto. Al contrario, è risultato più efficace un approccio progressivo alla sperimentazione, che lasci spazio anche al contributo della community.

Sul tema dell’IA, infine, la posizione è stata chiara: può essere uno strumento utile, ma non è ciò che costruisce valore nel lungo periodo. La differenza continua a farla la relazione con il pubblico e la fiducia.

2. Audience engagement is business sustainability: strategies for success”

Il secondo panel si è concentrato su un altro tema chiave: l’engagement. Non come metrica di contorno, ma come vera leva di sostenibilità. Il punto di partenza è stato molto diretto: il pubblico non è più garantito e non può più essere dato per scontato. Per questo motivo, la prima sfida non è esterna, ma interna. Una redazione deve essere in grado di definire con chiarezza quale valore offre al proprio pubblico e, soprattutto, deve essere allineata su questo. Se la value proposition non è condivisa, diventa difficile costruire una relazione solida.

Il tema delle audience più giovani è emerso come una delle sfide più concrete per gli editori. Non si tratta semplicemente di adattare formati o linguaggi, ma di cambiare prospettiva: essere rilevanti significa rappresentare davvero questo pubblico nei temi, nei punti di vista e nelle storie raccontate.

Un esempio è SPILNEWS, il progetto di Mediahuis: una newsroom pensata per un target tra i 18 e i 25 anni, distribuita esclusivamente su TikTok, Instagram e YouTube. Non è solo una scelta di canali, ma un approccio editoriale costruito a partire dai bisogni e dalle abitudini di questo pubblico. La distinzione è chiara: non basta creare contenuti “per i giovani”, ma contenuti in cui i giovani si riconoscono. È una differenza che incide direttamente sulla capacità di generare engagement e, nel tempo, anche conversione.

Un altro passaggio importante ha riguardato la distribuzione dei contenuti. Sempre più spesso, il sito non è più il punto centrale dell’esperienza. I contenuti vivono su piattaforme esterne e questo richiede un cambio di mentalità: non si tratta solo di portare traffico, ma di costruire presenza e relazione anche fuori dai propri ambienti proprietari. In questo senso, anche le partnership con creator e altri attori dell’ecosistema diventano parte della strategia.

Infine, il tema delle metriche. Tutti i relatori hanno sottolineato la necessità di andare oltre le cosiddette “vanity metrics”. Il traffico, da solo, è sempre meno indicativo. Acquisiscono invece maggiore rilevanza indicatori come il tempo speso, il ritorno degli utenti, il coinvolgimento reale e, soprattutto, la capacità di trasformare questa relazione in valore economico sostenibile nel tempo.

3. “Managing the open social web for media companies”

Il terzo panel ha riportato al centro una questione che negli ultimi anni molti editori hanno progressivamente perso di vista: la distribuzione. Il punto di partenza è che il giornalismo non ha impatto se non raggiunge il proprio pubblico. E oggi questo passaggio è sempre meno sotto il controllo diretto delle redazioni.

Se in passato stampa e broadcasting erano canali proprietari, oggi la distribuzione passa attraverso piattaforme, social network e, sempre di più, interfacce di intelligenza artificiale. Il fenomeno dello zero-click è una delle manifestazioni più evidenti di questo cambiamento: gli utenti ottengono risposte direttamente all’interno delle piattaforme, senza arrivare mai ai siti degli editori. Il risultato è una perdita progressiva di traffico, dati e opportunità di monetizzazione.

In questo contesto, il panel ha evidenziato alcune possibili direzioni alternative. Le esperienze di Bluesky e Mastodon, pur con approcci diversi, indicano entrambe un tentativo di uscire dalla logica delle piattaforme chiuse, puntando su modelli più aperti e interoperabili. Ma al di là degli aspetti tecnologici, il punto più interessante riguarda il ritorno alla centralità della relazione diretta con il pubblico. Newsletter, community e identità editoriali forti tornano a essere elementi fondamentali, non più accessori.

Il dibattito ha anche allargato la prospettiva, mostrando come la distribuzione non sia solo una questione industriale, ma anche democratica. Quando l’accesso all’informazione è mediato da pochi attori, cambia inevitabilmente anche il modo in cui si forma l’opinione pubblica. Per questo motivo, il tema delle infrastrutture e di quanto siano aperte, resilienti e distribuite diventa sempre più rilevante.

Infine, è emerso con chiarezza che l’IA potrebbe accelerare ulteriormente queste dinamiche. Se oggi i social hanno già ridotto il traffico diretto, i LLM rischiano di diventare il principale punto di accesso alle notizie. La vera sfida, quindi, non è solo adattarsi, ma capire quale ruolo vogliono avere gli editori in questo nuovo scenario e quanto controllo sono disposti a cedere.

Conclusioni

Nel complesso, i tre panel raccontano una direzione piuttosto chiara. Il futuro del settore non si giocherà solo sulla capacità di produrre contenuti, ma sulla capacità di costruire relazioni, definire una proposta di valore chiara e riprendere, almeno in parte, il controllo della distribuzione. È su questi tre elementi, missione, engagement e distribuzione, che si stanno ridefinendo oggi le basi della sostenibilità editoriale.

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