Perplexity è una startup statunitense fondata da Aravind Srinivas nel 2022, che punta a rivoluzionare la ricerca online grazie a un motore di risposta basato sull’intelligenza artificiale conversazionale. L’azienda ha attirato milioni di utenti grazie alla capacità di sintetizzare informazioni estratte dal web e fornire risposte concise e contestualizzate, un approccio che si distanzia dai tradizionali motori di ricerca basati solo sui link. Nell’agosto 2025 la società ha lanciato il servizio in abbonamento Comet Plus, un modello che prevede la condivisione dell’80% dei ricavi con gli editori partecipanti, sostenuto da un fondo da 42,5 milioni di dollari per favorire l’adesione iniziale.
Il nuovo abbonamento introduce un meccanismo di condivisione dei ricavi la cui funzione è remunerare gli editori in base a tre livelli:
- Visite umane: Ogni volta che un utente consulta Perplexity e decide di aprire un articolo di un editore partner, quest’ultimo riceve una remunerazione.
2. Citazioni nelle risposte AI: Si attiva quando gli articoli degli editori vengono citati o richiamati all’interno delle risposte fornite dall’intelligenza artificiale.
3. Agent actions: Casi in cui l’assistente AI (tramite il browser web Comet) accede in autonomia a un sito per eseguire compiti richiesti dall’utente, come ad esempio la lettura di articoli legati agli eventi del calendario personale.

«Un modello di business adatto all’era dell’intelligenza artificiale deve assicurare che editori e giornalisti possano trarre vantaggio dai progressi del web», ha dichiarato Jesse Dwyer, responsabile comunicazione di Perplexity, sottolineando l’obiettivo dell’azienda di riconoscere e premiare la produzione di contenuti di qualità in un contesto caratterizzato dalla crescente diffusione delle sintesi generate dall’AI.
L’abbonamento sarà disponibile a 5 dollari al mese come servizio separato, mentre per gli utenti già iscritti ai piani Perplexity Pro e Max l’accesso sarà incluso senza costi aggiuntivi. I ricavi ottenuti saranno distribuiti tra gli editori che aderiscono al programma, mentre la società tratterrà soltanto una piccola percentuale per coprire i costi tecnici e operativi.
Già a maggio 2025, prima del lancio di Comet Plus, il quotidiano Le Monde aveva annunciato un accordo pluriennale con Perplexity, tuttora in vigore: ogni volta che il motore utilizza uno dei suoi articoli, viene fornito un link diretto alla fonte, garantendo maggiore visibilità ai materiali diffusi dalla testata. L’intesa si propone di offrire ai lettori un’esperienza di ricerca ottimizzata rispetto ai motori tradizionali.
Navigare con l’AI: l’esperimento di Perplexity con Comet
Oltre al sistema di abbonamento, Perplexity sta lavorando a Comet, un browser ancora in fase di test e disponibile solo per un gruppo ristretto di utenti. L’idea è di andare oltre la semplice navigazione: al suo interno è integrato il Comet Assistant, un’intelligenza artificiale capace non solo di sintetizzare in tempo reale le informazioni delle pagine consultate, ma anche di svolgere attività su richiesta dell’utente. Tra le sue funzioni rientrano la creazione di riassunti di articoli, video e documenti complessi, l’automazione di prenotazioni di hotel, voli e ristoranti, il confronto tra prodotti di diversi e-commerce, la gestione di e-mail e calendario, fino alla compilazione di moduli e al completamento di transazioni online. Questo approccio mira ad offrire un’esperienza fluida e personalizzata basata sulla capacità di integrare diversi servizi in un unico ecosistema.
Le controversie legali intorno a Perplexity
Nonostante la proposta di revenue sharing, la startup resta al centro di numerose controversie legate ai diritti d’autore e all’etica nella raccolta dei dati, secondo quanto riportato da Ansa. Ad agosto 2025, subito dopo il lancio di Comet Plus, due dei più importanti gruppi editoriali giapponesi, Nikkei (proprietaria del Financial Times) e Shimbun, hanno avviato un’azione legale contro Perplexity. La società è stata accusata di aver copiato e archiviato illegalmente articoli dai propri server, arrivando persino ad attribuire informazioni non corrette alle testate coinvolte. Pertanto, le due testate hanno chiesto un risarcimento di 2,2 miliardi di yen ciascuna (circa 15 milioni di dollari) e la rimozione immediata di tutti i contenuti dal database. Cloudflare, dal canto suo, ha segnalato che i crawler dell’azienda aggiravano i file robots.txt e i firewall, fingendosi Google Chrome e mascherando gli indirizzi IP.
Non è la prima volta che Perplexity viene accusata di comportamenti simili, già nel 2024 testate statunitensi come Dow Jones, The New York Post, la BBC, Forbes e Wired avevano denunciato lo scraping illecito dei propri contenuti, sostenendo che la società li utilizzasse senza autorizzazione per alimentare il suo motore di intelligenza artificiale.
Scenari futuri
Il caso Perplexity mette in luce il nodo cruciale del rapporto tra modelli AI e editori: non basta offrire compensi a posteriori, ciò che manca è un quadro legale ed etico stabile, in grado di regolare l’uso dei contenuti fin dall’origine. Nei prossimi anni è probabile che si vada verso accordi di licenza più chiari e vincolanti, che garantiscano trasparenza e tracciabilità. Parallelamente, anche le tecnologie di protezione e le normative potrebbero evolvere, rendendo più difficile per i sistemi di AI accedere liberamente alle risorse senza permesso. In definitiva, il cammino di Perplexity verso un ecosistema AI-equo passa attraverso il miglioramento della propria reputazione, trasparenza operativa e un vero allineamento con gli interessi degli editori.

