Festival Internazionale del Giornalismo 2025: highlights & riflessioni

Il Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia si è confermato anche quest’anno un appuntamento centrale per chi lavora nel mondo dell’informazione. Il team qiota ha partecipato per seguire da vicino i dibattiti più rilevanti sul futuro del giornalismo e vivere da protagonisti un importante momento di incontro e confronto.

Un programma ricco di incontri e panel dedicati alle sfide e alle opportunità dell’intelligenza artificiale nel giornalismo: dai nuovi strumenti per le redazioni all’evoluzione dei modelli di produzione e distribuzione dei contenuti.

Il contributo di speaker internazionali ha arricchito il dibattito con esperienze e prospettive concrete di ciò che ci attende. Spunti preziosi che ci portiamo a casa e che condividiamo con voi per riflettere insieme su come supportare le redazioni nel rafforzare le proprie strategie editoriali e tecnologiche senza mai perdere di vista i valori fondanti del giornalismo.

AI e il futuro dei media: il nostro recap

1. 15 years of news product management: what worked, what didn’t?

Il product management è fondamentale, ma ancora troppo poco compreso nelle redazioni

Felicitas Carrique, direttrice della News Product Alliance, e Nic Newman, senior research fellow del Reuters Institute, hanno posto al centro del dibattito una domanda cruciale: cosa significa davvero “product management” nel giornalismo? Secondo Carrique, ogni cosa creata per un pubblico e che genera uno scambio di valore può essere definita “product management”. Questo valore può essere un abbonamento pagato, l’attenzione del lettore o il tempo dedicato alla partecipazione attiva. Newman ha poi aggiunto che il product management è una funzione strategica, la chiave per massimizzare impatto e valore. Secondo alcuni dati del Reuters Institute, il 93% dei leader media riconosce l’importanza del product management, ma solo il 45% ritiene che il ruolo sia pienamente compreso all’interno delle redazioni. Questo mismatch è un segnale evidente: il prodotto è strategico, ma spesso viene ancora percepito come una funzione tecnica o esecutiva, non come parte integrante del processo decisionale.

Chi lavora nel prodotto ha spesso un background editoriale ed è un punto di forza

Tutti i panelist hanno sottolineato come i percorsi professionali nel prodotto siano raramente lineari. Felicitas Carrique e Mariah Craddick, executive director of product di The Atlantic, hanno raccontato di come il loro ingresso nel mondo del product sia avvenuto passando per ruoli editoriali, di audience development o marketing. Questa combinazione di competenze editoriali, tecnologiche e strategiche è oggi sempre più richiesta per lavorare con efficacia su prodotti editoriali digitali.

La vera svolta arriva quando c’è una cultura del prodotto condivisa

Newman ha poi spiegato come il passaggio da approcci rigidi “waterfall” a metodologie agili basate su MVP “minimum viable product” abbia segnato un cambio di paradigma alla BBC, soprattutto con il lancio del BBC iPlayer. Ma non bastano i metodi: serve una visione comune. Quando leadership editoriali, tech e business condividono obiettivi, il prodotto funziona meglio. È qui che il product manager può davvero fare la differenza.

Il futuro è nei team agili, multidisciplinari e orientati alla missione

Guardando al futuro, tutti i relatori hanno concordato sulla necessità di superare i modelli organizzativi tradizionali. Piuttosto che avere team permanenti per ogni funzione, l’idea è quella di creare task force agili e interdisciplinari per risolvere problemi specifici o sviluppare idee innovative in tempi brevi. Questo modello “a missione” permette di adattarsi meglio alle sfide come l’adozione dell’intelligenza artificiale o l’evoluzione delle abitudini del pubblico.

Servono più “product people” in posizioni di leadership

Per valorizzare davvero il ruolo del prodotto è necessario che chi ha questa visione entri nei ruoli chiave delle organizzazioni editoriali. Mariah Craddick ha sottolineato l’importanza di attrarre talenti anche da altri settori, come il tech, per portare nuove competenze e approcci. Ad esempio, termini come “backlog“, comprensibili in ambito tech, spesso generano confusione nelle redazioni tradizionali. La contaminazione è un’opportunità ma deve essere accompagnata da un vero riconoscimento del valore strategico del product management.

2. AI tools for journalists 

Gli strumenti AI di Google stanno diventando veri alleati per i giornalisti

Eitan Horowitz, Global Innovation Programs Manager di Google ha aperto la discussione con un messaggio chiave:

“L’intelligenza artificiale è uno strumento, non una minaccia”.

Se usata correttamente, l’AI può aiutare i giornalisti ad affrontare le sfide quotidiane, migliorare la qualità del lavoro e raggiungere nuovi lettori.

Durante questo panel, Horowitz ha presentato tre strumenti chiave pensati per supportare ogni fase del lavoro giornalistico, dalla ricerca alla scrittura, fino alla creazione di contenuti multimediali personalizzati:

  • Gemini
  • Notebook LM
  • Pinpoint

Gemini: assistente personale per ricerche, creazione contenuti e analisi

La piattaforma Gemini consente oggi di effettuare ricerche approfondite, generare materiali visivi realistici, costruire prompt personalizzati e anche creare dei “gems” , degli assistenti AI focalizzati su task specifiche come la scrittura di titoli, la creazione di sintesi o la generazione di post per i social. Uno degli strumenti più interessanti è la funzione Deep Research, che permette di raccogliere e organizzare in pochi minuti informazioni da più fonti web, con possibilità di revisione e modifica da parte dell’utente.

NotebookLM: analisi dei documenti, fonti e archivi

A differenza di Gemini, NotebookLM è un tool “source-grounded”, cioè risponde esclusivamente in base ai documenti caricati dall’utente (testi, PDF, trascrizioni, video YouTube, ecc.). È uno strumento pensato per assistere durante tutto il flusso di lavoro: dall’analisi delle fonti, alla generazione di idee, alla verifica delle informazioni, fino alla stesura e revisione dell’articolo. Ogni output è accompagnato da citazioni inline verificabili, rendendo lo strumento affidabile anche in contesti delicati come le inchieste o il fact-checking. Un’altra funzionalità di NotebookLM è l’audio overview che consente di trasformare in pochi secondi un sito, un documento o una lista di file in un podcast conversazionale. Uno strumento utile per rendere accessibili dossier complessi o fornire una sintesi “on the go” delle notizie.

Pinpoint per il giornalismo investigativo

Progettato specificamente per giornalisti investigativi e ricercatori, Pinpoint consente di analizzare migliaia di documenti in pochi secondi, identificando automaticamente nomi, luoghi e organizzazioni.

3. Developing a community-focused ethic of news technology

Durante questo panel, Damon Kiesow, docente alla Missouri School of Journalism, Ben Werdmuller, director of technology di ProPublica, e Upasna Gautam, product manager di CNN e presidente del News Product Alliance, hanno lanciato un messaggio chiaro:

Il giornalismo deve assumere un ruolo attivo nelle tecnologie che utilizza piuttosto che subirle.

L’innovazione deve servire il giornalismo, non viceversa

Kiesow ha ricordato che il giornalismo è sempre stato innovativo ma oggi è cruciale scegliere soluzioni che rafforzino la sostenibilità del settore, evitando modelli pensati solo per la scala globale o per logiche pubblicitarie.

La sfida, secondo lui, è costruire un rapporto sano con la tecnologia, rifiutando soluzioni preconfezionate che minano valori e sostenibilità.

Tecnologia non neutrale, scelte consapevoli

Werdmuller ha sottolineato che ogni tecnologia incorpora valori e priorità di chi la crea, non è mai neutrale. Ha inoltre affermato che molte delle tecnologie usate nelle redazioni non sono progettate dai giornalisti e quindi non riflettono i loro valori.

Dunque, per tutelare il giornalismo, ha suggerito tre azioni:

  • Controllare i propri dati usando strumenti che garantiscano la crittografia e la gestione autonoma delle informazioni sensibili;
  • Preferire software open-source più flessibili e coerenti con le esigenze delle redazioni;
  • Collaborare tra testate, creando insieme strumenti ad hoc per il giornalismo, evitando di dipendere da grandi aziende tecnologiche con logiche estranee.

Pensiero sistemico e coinvolgimento continuo

Gautam ha sottolineato l’importanza di rimettere in discussione le convinzioni comunemente accettate, adottando un approccio full-stack journalist, ovvero una figura professionale capace di comprendere sia i front-end (esperienza utente) sia i back-end (logiche e infrastrutture tecnologiche) delle proprie scelte, per affrontare in modo consapevole le dinamiche di produzione e distribuzione delle notizie in un ecosistema editoriale sempre più complesso.

Come suggerisce Gautam, ogni scelta tecnica deve partire da una domanda essenziale: “In che modo crea valore reale per il mio pubblico?” Che si tratti di progettare un algoritmo di personalizzazione o il design di un paywall, è fondamentale mettere sempre al centro l’esperienza dell’utente e il valore concreto che ne deriva. Lo user research fatto di test, conversazioni e cicli di feedback rapidi è cruciale per far emergere rischi nascosti e impatti indesiderati.

4. After the hype: what are the key trends in journalism and AI?

Ezra Eeman, strategy e innovation director di NPO, Sannuta Raghu, direttrice del laboratorio AI per il giornalismo di Scroll India, e Karen Hao, giornalista e scrittrice di The Atlantic, moderati da Charlie Beckett, direttore di Polis London School of Economics, hanno analizzato come l’AI stia già trasformando il lavoro giornalistico quotidiano.

L’intelligenza artificiale sta entrando stabilmente nei flussi di lavoro giornalistici, ma servono basi solide

Eeman ha aperto la discussione sottolineando come l’adozione dell’AI nelle redazioni sia ormai ben oltre la fase sperimentale. Molti media stanno già vedendo ritorni concreti, soprattutto laddove si sono costruite basi solide di dati ben strutturati. Le redazioni che hanno saputo organizzare al meglio le proprie informazioni riescono oggi a implementare strumenti AI personalizzati, integrandoli profondamente nei processi editoriali e nei CMS.

Inoltre, Eeaman ha osservato che, oltre all’automazione dei compiti di base, l’attenzione si sta spostando sull’esperienza utente: chatbot e motori di risposta sono stati testati con la sfida di mantenere l’engagement nel tempo. È emersa anche la necessità di formare figure ponte, capaci di collegare redazioni e team di product management per una gestione più strategica delle innovazioni AI.

L’AI può aiutare a colmare i divari linguistici e di accesso all’informazione

Sannuta Raghu ha raccontato come Scroll, uno dei più importanti editori digitali in India sta sfruttando l’AI per superare le barriere linguistiche e potenziare la produzione di contenuti. Fondamentale è stato il coinvolgimento diretto del team editoriale: la redazione di Scroll ha partecipato attivamente alla definizione della policy aziendale sull’uso dell’AI, garantendo così una maggiore accettazione interna delle nuove tecnologie.

Criticità e rischi: dipendenza dai big tech

Karen Hao, prendendo parte al dibattito, ha avvertito dei pericoli legati alla concentrazione di potere nelle mani di pochi giganti come Google e OpenAI. Secondo Hao, le redazioni devono mantenere uno sguardo critico sull’intelligenza artificiale, investigando le sue dinamiche e valutando soluzioni open-source che possano offrire autonomia e controllo sulle proprie informazioni. In questo contesto, ha spiegato, il compito dei giornalisti è duplice: usare con senso critico l’AI dove ha senso, ma soprattutto informare il pubblico con trasparenza e responsabilità su ciò che sta davvero accadendo dietro le quinte.

Un grazie va alla Regione Umbria e, in particolare, al Comune di Perugia per aver ospitato anche quest’anno un evento così ricco di stimoli, incontri e visioni sul futuro del mondo del giornalismo. Un ringraziamento speciale ad Arianna Ciccone e Christopher Potter, fondatori del Festival, per l’impegno con cui continuano a rendere possibile tutto questo.

Ci vediamo il prossimo anno!