Come sviluppare una strategia SEO per contenuti protetti da Paywall

Nel contesto digitale odierno, editori e giornalisti si trovano davanti a una sfida senza precedenti: monetizzare i contenuti online mantenendo al contempo una buona visibilità sui motori di ricerca. Le entrate pubblicitarie stanno diminuendo a causa della concorrenza di colossi come Google o Facebook che controllano circa il 70% del mercato pubblicitario online. Molti editori hanno risposto a questa sfida adottando il paywall, un sistema che limita l’accesso ai contenuti a chi non è abbonato e che permette agli editori di compensare le perdite delle entrate pubblicitarie.

Ma qual è l’impatto di questa scelta sul posizionamento SEO? E come si possono conciliare le esigenze di monetizzazione con quelle di visibilità?

L’implementazione di una strategia SEO efficace e l’utilizzo di un paywall sul proprio sito web sono due pratiche che spesso possono sembrare in conflitto. Tuttavia, contrariamente alla percezione comune, esiste un equilibrio delicato tra queste due componenti. La chiave sta nel modo in cui sono implementati i paywall e nel valore del contenuto offerto.

Partendo dal presupposto che non ci sono particolari problemi nell’offrire contenuti protetti da paywall, è tuttavia fondamentale rispettare le linee guida fornite dai motori di ricerca allo scopo di non incorrere in penalizzazioni di alcun tipo. 

Utilizzando il giusto approccio e comunicando a Google che il contenuto del proprio sito web è protetto da Paywall, gli editori possono continuare a fare analisi e visualizzare i risultati di ricerca nelle SERP. 

La politica di Google verso i paywall

In passato, Google ha implementato la politica del First Click Free (FCF) che obbligava i siti a offrire il primo clic su un contenuto gratuitamente. Dal 2017, questa politica è stata sostituita dal Flexible Sampling, che permette agli editori di decidere quanti contenuti offrire gratuitamente prima di richiedere un abbonamento, a condizione che rispettino le linee guida stabilite da Google. Il colosso ha chiarito di non voler penalizzare i contenuti a pagamento, permettendo loro di essere visualizzati e classificati nell’ecosistema di Google senza discriminazioni. Questo approccio mira a non danneggiare ulteriormente il settore editoriale già colpito dalla digitalizzazione.

Tipi di paywall e strategie SEO

Nonostante esistano diversi tipi di paywall, Google distingue principalmente tra il modello lead-in e il modello metered:

  • Nel modello lead-in, gli editori possono mostrare un’anteprima dell’articolo (ad esempio, i primi paragrafi) prima di introdurre il paywall, stimolando l’utente a sottoscrivere per l’accesso completo.
  • Il modello metered permette agli utenti di leggere un numero determinato di articoli gratuitamente in un certo periodo di tempo, dopo di che è richiesto l’abbonamento per continuare la lettura.

Link e Paywall

Poiché gli articoli sono protetti da Paywall è molto probabile che questi non vengano linkati o citati come fonti autorevoli da altri siti. Questo perché la pagina di destinazione, ovvero l’articolo protetto da Paywall, non offre un’esperienza utente significativa. 

Un sito web che riceve link in ingresso da siti autorevoli e pertinenti al proprio settore è un segnale importante nonché uno dei principali parametri che Google tiene in considerazione per il posizionamento organico.  

Pertanto è fondamentale scrivere contenuti di qualità che siano interessanti per il lettore e trovare il giusto equilibrio tra le risorse gratuite e quelle a pagamento. 

Strategie SEO per contenuti a pagamento

Se gestisci un sito che richiede un abbonamento o la registrazione per accedere ai contenuti che desideri vengano indicizzati dai motori di ricerca, è essenziale seguire le seguenti procedure.

1. Aggiungi i dati strutturati

Includi i contenuti protetti da paywall all’interno di dati strutturati per consentire a Google di distinguere tali contenuti dalla pratica del cloaking, ovvero quella tecnica che consente di mostrare ai navigatori contenuti diversi rispetto a quelli dei motori di ricerca. Nello snippet di dati strutturati sui tuoi articoli protetti da paywall, definisci l’attributo isAccessibleForFree, con il valore false se il contenuto dell’articolo è (in tutto o in parte) protetto da un paywall. Inoltre, deve essere presente un attributo cssSelector, che ha il valore della classe CSS della pagina dell’articolo in cui entra in gioco il paywall.

2. Aggiungi il nome di una classe

Aggiungi il nome di una classe a ogni sezione di contenuti protetti da paywall della pagina. Questo aiuta i motori di ricerca a capire quali sezioni dell’articolo sono nascoste dietro un paywall e quali sono visibili a tutti.

3. Aggiungi il tag noarchive

L’aggiunta del tag noarchive <meta name=”robots” content=”noarchive”> al vostro sito web richiede ai motori di ricerca di non memorizzare nella cache i vostri contenuti. Ciò significa che il contenuto sarà disponibile solo per gli abbonati che hanno effettuato l’accesso. Il noarchive è importante perché non si vuole che i contenuti dietro un paywall vengano indicizzati e scoperti da persone che non sono abbonati.

L’importanza della Log Analysis per siti con Paywall 

Un aspetto cruciale per la gestione efficace di un sito con contenuti protetti da paywall è l’analisi dei log del server. La log analysis permette di monitorare dettagliatamente l’interazione tra i crawler dei motori di ricerca e il sito, consentendo agli editori di ottimizzare la propria strategia SEO. In particolare, è fondamentale identificare i crawler attraverso l’analisi degli User-Agent e la verifica della loro autenticità mediante reverse DNSlookup. 

Monitorando la frequenza e la distribuzione delle richieste dei crawler, gli editori possono ottimizzare il file robots.txt e le sitemap XML per migliorare il crawl budget. Uno sguardo ai codici di stato HTTP per individuare e risolvere errori come 404 (not found) o 500 (server error), che possono ostacolare l’indicizzazione delle pagine.  

Inoltre, è importante verificare che i crawler possano accedere alle anteprime dei contenuti e ricevano il corretto status code per le sezioni dietro il paywall, evitando penalizzazioni per pratiche come il cloaking. Questa analisi dettagliata consente di ottimizzare le interazioni tra crawler e sito, migliorando l’indicizzazione delle pagine e, di conseguenza, il posizionamento nei risultati di ricerca, garantendo che i contenuti, sebbene protetti da paywall, rimangano visibili e accessibili ai motori di ricerca.  

Alcuni consigli:

– È fondamentale bilanciare i contenuti accessibili gratuitamente con quelli a pagamento per ottimizzare la SEO. Gli articoli gratuiti attirano un pubblico vasto e incrementano l’engagement, mentre quelli premium contribuiscono a generare entrate. Questa strategia permette ai motori di ricerca di accedere a sufficienti informazioni per valutare il contesto e la qualità del tuo sito, influenzando così positivamente il tuo posizionamento nei risultati di ricerca. Trovando il giusto mix si riesce anche ad abbassare il bounce rate, una metrica che indica la percentuale di visitatori che abbandonano il sito dopo pochi secondi senza avere effettuato alcuna iterazione. Questo parametro è un altro fattore di ranking molto importante che può migliorare il posizionamento organico sui motori di ricerca. 

– L’interazione degli utenti, sia abbonati che non, con il tuo sito dovrebbe essere intuitiva e coinvolgente. È importante che l’accesso ai contenuti a pagamento sia gestito in modo trasparente, offrendo dettagli chiari che possano stimolare gli utenti a sottoscrivere un abbonamento senza generare frustrazione. Offrire tutte le informazioni sui contenuti a pagamento nel modo più chiaro possibile ti consentirà di evitare feedback negativi da parte degli utenti che potrebbero minare la reputazione sul web. 

– Mantenere i contenuti del tuo sito aggiornati e rilevanti è cruciale per rimanere competitivi nei motori di ricerca. Rinnovare regolarmente sia i contenuti gratuiti che quelli premium dimostra che il tuo sito è una risorsa informativa attiva, il che può aiutare a conservare o migliorare il tuo ranking SEO.

– Un altro aspetto tecnico importante per i siti con contenuti paywall è la gestione dei contenuti duplicati attraverso l’uso dei tag canonical. Molti editori offrono versioni di stampa degli articoli che non sono protette da paywall, il che può generare duplicati del contenuto agli occhi dei motori di ricerca. Per evitare che questo influisca negativamente sul posizionamento, è fondamentale implementare correttamente il tag rel=canonical. Questo tag indica ai motori di ricerca quale versione di una pagina deve essere considerata la principale, consolidando il ranking per quella pagina specifica e prevenendo problemi di contenuto duplicato. Ad esempio, se l’articolo originale è protetto da paywall e ha una versione di stampa senza restrizioni, il tag canonical nella versione di stampa dovrebbe puntare all’URL dell’articolo principale. Questo non solo aiuta a mantenere la coerenza del contenuto indicizzato, ma assicura anche che il traffico e l’autorità del dominio siano attribuiti alla versione principale dell’articolo, migliorando l’efficacia complessiva della strategia SEO.

Conclusioni

In conclusione, paywall e SEO possono coesistere e supportarsi a vicenda. Mentre i paywall rappresentano una necessità economica per gli editori, l’adozione di strategie SEO ben ponderate garantisce che i contenuti rimangano visibili e accessibili all’interno dell’ecosistema di Google. L’equilibrio tra monetizzazione e visibilità è delicato ma, con le giuste tecniche e un focus sulla qualità, gli editori non solo possono garantire la sostenibilità commerciale, ma possono anche amplificare la portata e l’impatto dei loro contenuti in un mercato digitale altamente competitivo.

Nota: Questo articolo è stato scritto in collaborazione con Riccardo Pellicanò e Francesco Belgrano, SEO Specialists.

FONTI:

First Click Free update  |  Google Search Central Blog  |  Google for Developers

Linee guida per il Modello di accesso flessibile | Google Search Central  |  Documentazione  |  Google for Developers

Markup per contenuti in abbonamento e protetti da paywall | Google Search Central  |  Documentazione  |  Google for Developers