L’era degli abbonamenti digitali: la priorità numero 1

Nel panorama mediatico globale, stiamo assistendo a una trasformazione radicale nelle modalità di monetizzazione dei contenuti. Il crescente successo delle offerte Premium dei principali attori del settore dimostra chiaramente che non solo la monetizzazione dei contenuti è realizzabile, ma sta anche fiorendo vigorosamente. Questa evoluzione sta ridefinendo il modello economico dei media, riducendo la dipendenza dalle entrate pubblicitarie online e inaugurando un nuovo canale di entrate digitali. In questo contesto in evoluzione, l’obiettivo di acquisire abbonati digitali si pone come un imperativo per gli editori, indipendentemente dalle loro dimensioni o dal loro ambito specifico. Sia che si parli di brand globali, media locali o di nicchia, emerge un elemento unificante: l’importanza dei lettori più fedeli e impegnati, quelli che mostrano la più alta propensione a trasformarsi in abbonati leali e sostenitori del marchio.

Questa tendenza è supportata dal rapporto “Journalism That Stands Apart” del New York Times del gennaio 2017, che ha rivelato un cambiamento significativo: un aumento dei ricavi generati direttamente dai clienti (digitali e cartacei), in netto contrasto con il calo delle entrate pubblicitarie (cfr. grafico sotto). Ciò dimostra che in tempi di acuta crisi dei ricavi pubblicitari è necessario puntare sulla qualità del proprio giornalismo per consolidare i propri ricavi e che l’abbonamento sta (ri)diventando il cardine della strategia di sviluppo dei media. Un vero e proprio cambiamento di priorità!

Questo cambiamento paradigmatico è stato confermato nel 2019 da un rapporto dell’Istituto Reuters, che ha rilevato che per il 52% degli editori intervistati, gli abbonamenti digitali rappresentavano la principale fonte di entrate, superando il 27% della pubblicità display (cfr. grafico sotto).

Un altro risultato altrettanto eloquente è quello del sondaggio, questa volta tra i partecipanti all’International Paid Content Summit, organizzato da un leader della monetizzazione digitale, il gruppo Axel Springer, nel febbraio 2019, a Berlino. L’82% dei partecipanti, provenienti dai media europei, ha dichiarato in questo questionario che i contenuti a pagamento sono parte integrante della loro strategia e che per la metà degli intervistati, l’obiettivo sarà fare degli abbonamenti la principale fonte di entrate digitali.

Più concretamente, quali editori stanno emergendo in questa conquista di abbonati digitali? La risposta si trova nello studio sopra citato e commissionato dall’organizzazione FIPP. Come ci si poteva aspettare, indipendentemente dal tipo di paywall utilizzato, sono i media internazionali di riferimento a dominare i primi posti. Le Monde si è classificato al 10° posto con 160.000 abbonati (nel 1° trimestre 2018), mentre Mediapart è al 13° posto con 140.000 abbonati (nel 4° trimestre 2017), con un costo di abbonamento mensile rispettivamente di 9,72 e 10,73 dollari (cfr. grafico sotto).

In sintesi, l’abbonamento digitale non è più un’opzione, ma una necessità strategica per i media che mirano a prosperare nell’era digitale. Questa trasformazione non solo dimostra il potenziale di monetizzazione dei contenuti ma sottolinea anche l’importanza di adottare strategie innovative e orientate al futuro, che valorizzino la qualità e l’engagement dei contenuti in un mercato sempre più competitivo.